Benessere

Essere ottimisti: quando conviene usare l’ottimismo e quando, invece, è controproducente

Il mondo riserva le stesse difficoltà sia all’ottimista che al pessimista. In linea generale, possiamo affermare che essere ottimisti è più vantaggioso dell’essere pessimisti. L’ottimista, infatti, è capace di riprendersi dalle sconfitte e anche quando subisce un colpo pesante riesce a reagire. Il pessimista, invece, tende ad arrendersi: cade e non si rialza più. Grazie alla sua capacità di ripresa dalle temporanee avversità, l’ottimista ha maggiori probabilità di successo nel lavoro, nello studio, nello sport e in ogni altro ambito della vita.

Tuttavia, alcuni non sempre vedono nell’ottimista una persona positiva. Può, infatti, capitare che l’ottimista venga considerato alla stregua di una persona saccente, che amplifica le proprie capacità e incolpa sistematicamente gli altri se le cose non vanno bene. Ma diventare ottimista, almeno dal mio punto di vista, non implica di certo diventare egoisti, assertivi ed arroganti; significa semplicemente apprendere l’abitudine di dialogare in maniera costruttiva e più incoraggiante con se stessi quando si devono fare i conti con le inevitabili sconfitte della vita.

Orbene, in parte anche io ritengo che l’ottimismo non sia sempre uno stato psicologo desiderabile: questo avviene quando, per essere ottimisti, si rischia di perdere il senso della realtà (che è l’unica virtù del pessimismo). L’ottimismo assoluto, cieco e incondizionato è senza dubbio negativo, oltre che pericoloso. Per tale ragione preferisco supportare e favorire un tipo di ottimismo che mi piace definire “flessibile”.

Il metodo fondamentale per capire quando non è il caso di utilizzare l’ottimismo è valutare qual è il costo da affrontare in caso di un eventuale fallimento. Se il costo, e il rischio connesso, sono elevati, allora l’ottimismo è una strategia sbagliata. Di seguito riporto alcuni esempi pratici per intenderci meglio. Un pilota di aereo che prima di un volo deve decidere se rimuovere la formazione di ghiaccio dalle ali; la persona che, dopo aver alzato il gomito, deve decidere se mettersi alla guida o meno; uno studente universitario che deve decidere se intraprendere un’attività lavorativa a tempo pieno o impiegare tutto il suo tempo per studiare, sono tutti casi in cui non si dovrebbe usare l’ottimismo. In questi casi, infatti, bisogna essere ponderati e valutare la situazione con attenzione e realismo, in quanto i costi di un eventuale fallimento sono davvero alti, e non andrebbero sottovalutati. Rispettivamente: un incidente aereo, un incidente automobilistico e una carriera universitaria rovinata. Usare l’ottimismo in questi casi attraverso pensieri del tipo “Il volo andrà bene”, “Arriverò a destinazione sano e salvo” o “Riuscirà senz’altro a studiare la sera dopo il lavoro” sarebbe da sprovveduti, se non addirittura da sciocchi.

In quali situazioni, quindi, conviene essere ottimisti?

Puoi essere ottimista in quelle situazioni in cui il costo del fallimento è basso. Il venditore che deve decidere se fare una telefonata o una visita in più, qualora dovesse fallire, avrebbe perso soltanto un po’ di tempo. La persona timida che deve decidere se intraprendere o meno una conversazione, rischia appena un rifiuto. Il giovane adolescente che si getta a capofitto in una nuova attività sportiva rischia soltanto di subire una delusione scoprendo di non essere portato per quello sport. Un manager scontento per non essere ancora stato promosso ad un grado superiore nell’azienda in cui lavora, nel momento in cui dovesse decidere di recarsi dal capo per chiedere una promozione, rischierebbe solo di sentirsi negata la richiesta. Insomma, in tutti questi esempi non c’è un ragionevole motivo per cui non bisognerebbe essere ottimisti! Anzi: in questi casi è un bene non essere realisti, come già abbiamo visto in un altro articolo.

Se vuoi operare un reale cambiamento nella tua vita quotidiana, e magari passare da un approccio pessimistico ad uno ottimistico, devi saper essere ottimista e positivo, senza mai, però, rischiare di rovinare la tua esistenza. Il vero ottimismo non è mai cieco; anzi: ci vede benissimo. Il vero ottimista, infatti, vede cose anche laddove gli altri non vedono nulla: che si tratti di opportunità o pericoli sa come usarli a proprio vantaggio.

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Francisco Pacifico
Esperto nel successo personale, ho fondato il blog Arricchisciti.com in quanto ritengo che l'eccellenza sia un diritto universale che tutti dovrebbero poter esercitare liberamente, al fine di migliorare la propria vita e contribuire al progresso dell'umanità.
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