Comunicazione e Relazioni

Prima impressione: ecco a cosa prestare attenzione

prima impressione

La prima impressione è una sorta di fermo immagine in grado di catturare importanti elementi di chi abbiamo di fronte. Si tratta di un giudizio immediato che può essere maturato anche soltanto con un’occhiata – quindi in tempi brevissimi – e nasce in modo automatico: consapevoli o meno, siamo inevitabilmente influenzati dall’abbigliamento, dai tratti del volto, dalle forme del corpo e dalla postura di chi osserviamo.

Parliamoci chiaro: l’aspetto fisico è sicuramente una delle cose che maggiormente ci colpisce a prima vista. Talvolta il giudizio che ne deriva si dimostra valido, accurato ed oculato, talaltra si rivela errato perché storpiato dai nostri preconcetti.

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta.

Oscar Wilde

La prima impressione: ecco su quali aspetti soffermarsi

La prima impressione può rivelarsi un giudizio corretto ed attendibile se ci affidiamo alla scienza della comunicazione non verbale. Di seguito analizzo una serie di aspetti su cui dovremmo soffermarci per cogliere informazioni, stati d’animo, personalità e inclinazioni caratteriali di chi abbiamo di fronte.

Il modo di camminare

Il modo di camminare è qualcosa di strettamente individuale tanto che possiamo riconoscere qualcuno anche solo in base al suo passo. L’andatura, la lunghezza del passo, l’intensità con cui appoggiamo o pestiamo i piedi per terra sono tutti aspetti che contribuiscono a formare la prima impressione e possono rivelare atteggiamenti, emozioni, attitudini e perfino preferenze sessuali. Ovviamente si tratta di indicazioni generali che valgono in relazione al modo abituale di camminare di una certa persona ed esulano da circostanze o eventi specifici.

Quando siamo nervosi o sotto pressione tendiamo a camminare in modo spedito e in spazi ristretti per scaricare la tensione.

Le persone che camminano in modo sgraziato e scomposto, incespicando e inciampando facilmente, di solito sono persone fantasiose, estrose, intuitive o distratte.

Camminare come si fosse impegnati in una marcia o in una maratona con falcate ampie, veloci e decise rivela una personalità prepotente, dispotica, collerica, permalosa e pignola.

Anche chi è depresso ha uno stile caratteristico nel camminare: il suo andamento è lento, strascicato, con passi corti, muove poco le braccia mentre cammina e appare rigido e legnoso.

Le persone schive, insicure e timide si muovono in modo frettoloso con passi corti e rapidi, e spesso rasentano i muri.

Chi è inibito si muove con rigidità e la testa incassata fra le spalle, con movimenti quasi “robotici”.

Anche lo stato emotivo si riflette sulla propria camminata: chi è arrabbiato ha un passo scattante, pesta di più i piedi e flette parecchio i gomiti; caratteristiche che assomigliano, peraltro, a quelle di chi è felice, anche se in questo caso il passo è meno marziale e i gomiti vengono piegati in modo più armonioso. Chi è triste ha, invece, una camminata molto simile a chi è depresso: arranca, trascina i piedi e le braccia sono incollate al corpo.

Infine, è stato rilevato che chi ha un orientamento omosessuale tende ad avere una silhouette più simile a quella del sesso opposto, cioè a prendere forme più tubolari se donna e più a clessidra se uomo. Inoltre, le donne scuotono maggiormente le spalle rispetto alle controparti etero, mentre gli uomini dimenano di più i fianchi.

Lo sguardo

Spesso la prima impressione che maturiamo su uno sconosciuto avviene attraverso lo scambio oculare. Essendo i muscoli dell’occhio difficili da controllare, ciò che suggeriscono i movimenti oculari di qualcuno è attendibile e fornisce messaggi sulla sua personalità e i suoi atteggiamenti.

Occhiate continue e ripetute possono indicare la volontà di conversare e sono tipiche delle persone più estroverse e sicure di sé. Occhi spenti, poco mobili e pupille strette sono tipiche di chi è depresso; per contro, occhi che si spostano continuamente suggeriscono ansia ed instabilità emotiva. Chi è dominante – ad esempio un capo a lavoro – guarda in modo più diretto e mantiene un alto livello di contatti visivi, mentre chi è subalterno tende a schivare gli sguardi altrui e guarda spesso in basso. Un certo modo di guardare sfuggente, guizzante, incerto è sovente un indizio che l’interlocutore sta mentendo. La dilatazione della pupilla e la luminosità dell’occhio sono, invece, indiscussi segni di interesse e attrazione.

Una vasta serie di ricerche scientifiche ha dimostrato che finanche il colore degli occhi può fornirci una prima impressione sul nostro interlocutore. Chi ha gli occhi azzurri – o comunque chiari – è una persona più inibita. Gli occhi scuri spesso denotano individui più scattanti, dinamici e vivaci rispetto alle persone con l’iride chiara, che, invece, appaiono più pacate, moderate e riflessive, ma anche – soprattutto nei primi anni di vita – meno socievoli e più schive. Gli occhi scuri suggeriscono, inoltre, che l’individuo è anche più impressionabile di chi li ha chiari. Perfino il giudizio estetico è collegato al colore dell’iride: chi ha gli occhi castani o neri tende a prediligere figure simmetriche, oggetti complessi e pieni di angoli, mentre chi ha gli occhi chiari preferisce forme più ordinarie, regolari e non è particolarmente sensibile al colore.

La postura

Un altro aspetto che concorre alla prima impressione è la postura. La posizione del corpo può, infatti, essere influenzata dalla situazione, dallo stato d’animo, dalle emozioni e dallo status sociale. Chi è ansioso tende a mostrare un’oscillazione ritmica del corpo e ha problemi di equilibrio, tende inoltre ad avere dei soprassalti senza alcun motivo o a girarsi rapidamente quando sente un rumore inaspettato. Un uomo che vuole impressionare una donna può – mentre conversa con lei – appoggiarsi le mani sui fianchi, massaggiarsi il collo, tenere le gambe larghe e il tronco dritto.

Ci sono diversi elementi da valutare circa la postura:

  • La posizione delle gambe. Tenere le gambe scostate è spesso segno di apertura o socievolezza, allargarle troppo è segno di dominanza, sfida o provocazione. Allungare le gambe può significare rilassatezza, almeno che i piedi non siano incrociati, come accade tipicamente sulla poltrona del dentista: in questo caso è una forma di auto-conforto e segnala disagio o impulso a scappare. Mantenere una postura scomposta e asimmetrica delle gambe e dei piedi segnala rilassatezza, apertura e il fatto di sentirsi a proprio agio. Annodare le gambe (piuttosto frequente nelle donne) o unire le ginocchia, curvando le punte dei piedi verso l’interno, sono in genere sinonimi di insicurezza ed introversione; l’uomo invia un messaggio simile intrecciando i piedi alle gambe della sedia. Tenere i talloni sollevati da seduti con il corpo proteso in avanti è indice del fatto che ci si trova a disagio e si preferirebbe essere altrove. Portare i piedi sotto la sedia e tenerli lì indica un impulso a nascondersi. Infine puntare i piedi, le gambe o l’intero bacino verso una direzione diversa da quella del tronco rivela l’istinto di fuga, almeno che non siano orientati verso una persona o un gruppo: in questo caso indicano un interesse per quelle persone e per i loro argomenti.
  • Messaggi trasmessi dal tronco. La schiena adagiata sullo schienale di una sedia, il tronco leggermente curvato in avanti e le spalle basse sono tipici segnali di rilassatezza. Si tratta di una postura che comunica disponibilità all’interazione e apertura, ma potrebbe anche suggerire sicurezza in se stessi e dominanza. La tensione è manifestata, invece, da un tronco tenuto rigido e un po’ inarcato in avanti. Un tronco curvo e piegato è segno di disagio, timidezza e introversione. Se il busto sembra ingessato, la testa è sollevata e il volto inespressivo siamo di fronte a una persona fredda che vuole mantenere le distanze. Tenere il tronco in avanti da seduti, invece, esprime interesse e curiosità, a patto che il corpo dimostri una certa tensione; se, al contrario, è molto curvo in avanti e i gomiti sono appoggiati sulle gambe, vuol dire che ci si sta annoiando. Una schiena fortemente inclinata all’indietro esprime rifiuto ed irritazione.
  • Segnali delle braccia. Braccia appoggiate mollemente sulle gambe, sul bracciolo o sullo schienale sono segno di apertura e rilassatezza; quando entrambe le braccia sono appoggiate sugli schienali o su un bancone indicano una personalità sicura di sé e dominante. Le braccia conserte possono indicare chiusura o cautela e, se mantenute a lungo, diventano un chiaro segno di disinteresse, altezzosità o disappunto.
  • Posizione della testa. Se la testa è portata in avanti può indicare attenzione e curiosità per l’ambiente circostante; mentre una testa inclinata all’indietro o girata di lato e il sollevamento del mento suggeriscono, al contrario, disinteresse oppure atteggiamento seccato.
  • Orientamento del corpo. Orientare il corpo o parti di esso verso una persona o un gruppo di persone esprime interesse e partecipazione; mentre un allineamento completamente diverso da quello del resto del gruppo indica insofferenza, noia o esclusione.

La stretta di mano

La prima impressione che ci facciamo di uno sconosciuto dipende anche dalla stretta di mano. Dare la mano è uno dei modi più consueti ed universali di entrare in contatto con un’altra persona. Si tratta di un’azione che compiamo come rituale per rompere il ghiaccio con un estraneo, come saluto all’inizio o alla fine di un incontro, per congratularci o per cercare di riappacificarci. Non sempre, però, utilizziamo la stretta di mano per facilitare l’approccio con gli altri: a volte, è anche un segnale per dire ad un conoscente: “Fermati lì e non invadere il mio spazio vitale.”

Una stretta di mano salda, intensa e decisa genera un’impressione molto favorevole sull’altro e solitamente è associata a diversi comportamenti come il mostrarsi a proprio agio nel conversare, un’alta frequenza di contatti oculari e altre abilità sociali. Si tratta di una stretta di mano tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale. La pressione eccessiva però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista. Per contro, le persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive, timide e diffidenti. Anche chi è depresso tende a stringerla in modo blando. Una stretta di mano calorosa ed energica è tipica degli individui estroversi ed espansivi; al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso dà la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta risulta piuttosto moscia.

Vediamo ora una serie di messaggi relazionali derivanti dal modo di dare la mano:

  • Porgere la mano libera sopra la spalla dell’interlocutore esprime la volontà di imporsi su di lui.
  • Mettere la mano libera contro la spalla esprime un messaggio di ripulsione.
  • Stringere l’avambraccio dell’altro è un modo per esprimere cordialità.
  • Dare la mano con il palmo verso il basso obbliga l’altro a dichiararsi inerme ed è un modo di esprimere dominanza. Lo stesso messaggio viene comunicato da chi tira l’altro verso il basso obbligandolo ad una sorta di inchino.
  • Mantenere un braccio rigido è un modo per tenere le distanze.
  • Chinare testa e schiena mentre si dà la mano è un atteggiamento di subordinazione.
  • La mano che resta lungo il fianco mentre l’interlocutore allunga la sua è un segnale di rifiuto.
  • L’interlocutore che resta seduto mentre gli diamo la mano significa che ci sta snobbando.
  • Distogliere lo sguardo mentre si dà la mano è un indice di indifferenza.
  • Infine, ci sono i segnali di sfida: la stretta a morsa, afferrare le sole dita e strizzarle forte; fissare negli occhi molto a lungo.

Conclusioni

Abbiamo visto che il modo di camminare, lo sguardo, la postura e la stretta di mano parlano di noi esattamente come parlano di chi abbiamo di fronte. Dunque, conoscere ed interpretare tutti questi segnali potrebbe rivelarsi molto utile sia per fare una buona prima impressione sia per cogliere delle informazioni sul nostro interlocutore a prima vista. Insomma, la prima impressione conta; non la sottovalutare mai.

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Francisco Pacifico
Esperto nel successo personale, ho fondato il blog Arricchisciti.com in quanto ritengo che l'eccellenza sia un diritto universale che tutti dovrebbero poter esercitare liberamente, al fine di migliorare la propria vita e contribuire al progresso dell'umanità.
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