C’è una scusa che troppo spesso le persone usano per non cambiare lavoro (trovi tutte le scuse raggruppate qui); una scusa che parte da un pregiudizio e si alimenta con un atteggiamento mentale negativo: la convinzione che taluni settori lavorativi siano talmente sovraffollati da non offrire più nessuna opportunità.
Oggi voglio parlarti di un’altra scusa (trovi tutte le scuse raggruppate qui) che spesso le persone usano per giustificare la propria indisponibilità a cambiare lavoro: le aspettative altrui. Probabilmente anche tu conosci donne che vorrebbero (o avrebbero voluto) intraprendere una certa carriera, ma non lo fanno poiché i loro mariti non sono d’accordo.
Dopo averti parlato della prima scusa (trovi tutte le scuse raggruppate qui) per cui non si vuole cambiare lavoro anche se si è insoddisfatti, ovvero la convinzione di essere troppo vecchi (o giovani) per affrontare il cambiamento, oggi intendo porre la tua attenzione su un’altra scusa che sovente blocca le persone nel lavoro che stanno svolgendo: una remunerazione alla quale credono di non poter rinunciare.
Una vita di successo è una vita che conduce alla felicità, e per essere felici ci sono due vie maestre: una è l’amore e l’altra è il lavoro. Ora, per raggiungere una soddisfazione autentica nella vita, fai due cose: in primo luogo, metti in pratica l’amore, sperimentandolo in ogni relazione interpersonale. In secondo luogo, trovati un lavoro che ami e dedicaci il 100% della tua energia a svolgerlo bene, con passione ed entusiasmo.
La maggior parte delle volte ottieni o perdi ciò che desideri in situazioni “faccia a faccia”. Ad esempio: quando fai domanda per un posto di lavoro, generalmente il confronto è fra te e un’altra persona che, dovendo decidere se assumerti o meno, ha il potere di dire di sì o di no.
Una delle paure più frequenti è dovuta alla mancanza di conoscenza e preparazione. Già dalla scuola siamo costretti a fare i conti con questa paura: chi è che, infatti, non ha mai temuto un’interrogazione?
Abbiamo già visto in un altro articolo che spesso siamo limitati dalla paura del giudizio altrui, giacché temiamo ciò che la gente può pensare o dire di noi. Ad esempio, alcuni provano una forte mancanza di fiducia in se stessi quando si paragonano agli amici.
I pettegoli sono dappertutto. Molte persone, infatti, tendono a commentare gli altri con estrema disinvoltura, mentre sono poco propense ad analizzare criticamente se stesse. Ma il pettegolezzo è una conversazione negativa che, basandosi su dicerie, non offre quasi mai informazioni veritiere.
Tutti desiderano l’approvazione altrui. Si tratta di un bisogno basilare dell’essere umano. Che sia un bisogno innato degli uomini questo non vuol dire automaticamente che sia qualcosa di positivo. Anzi: spesso è causa di quel condizionamento esterno che bisognerebbe sempre cercare di osteggiare (come già ti ho suggerito in questo articolo).
Un concetto molto popolare sul quale sovente si discute è la ricerca dell’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. In effetti non stupisce l’attenzione che si dà a questo aspetto: molti, infatti, sembrano consentire alle pressioni della propria attività professionale di incidere in maniera negativa e stressante su altre priorità della vita.
Oltre alle incompletezze professionali ed interpersonali di ciascuno (di cui ti ho parlato in un altro articolo), i nuclei familiari spesso scricchiolano anche sotto il peso del disordine causato da un’eccessiva accozzaglia di cose: documenti e carte palesemente inutili, vestiti vecchi, giocattoli inutilizzati, effetti personali dimenticati, oggetti obsoleti o rotti, cianfrusaglie varie.

Il diagramma sopra riportato viene chiamato il “Ciclo del Completamento”. Ognuna delle sei fasi riportate (Decidi, Pianifica, Inizia, Continua, Rifinisci, Completa) è necessaria per avere successo in qualunque cosa, per ottenere i risultati desiderati e portare a termine i propri progetti. Eppure, quanti di noi non completano mai quello che iniziano?































