Lavoro

5 scuse per non cambiare lavoro / 3. Ma i miei familiari (moglie, marito o genitori) si aspettano che io faccia un certo lavoro

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Oggi voglio parlarti di un’altra scusa (trovi tutte le scuse raggruppate qui) che spesso le persone usano per giustificare la propria indisponibilità a cambiare lavoro: le aspettative altrui. Probabilmente anche tu conosci donne che vorrebbero (o avrebbero voluto) intraprendere una certa carriera, ma non lo fanno poiché i loro mariti non sono d’accordo. E probabilmente conosci mariti che vorrebbero lanciarsi in nuove sfide lavorative, ma non lo fanno poiché le loro mogli glielo sconsigliano. Per non parlare dei figli: molti ragazzi rinunciano a ciò che vorrebbero fare a causa delle pressioni da parte dei genitori.

Ma perché queste pressioni familiari?

Nei rapporti coniugali la condivisione di uno stesso obiettivo economico rappresenta un’importante fonte di coesione, e consolida il legame, oltre che sul piano economico, anche su quello spirituale. L’interdipendenza che ne scaturisce è sicuramente un modo per tenere unita la coppia, e favorire i buoni rapporti tra marito e moglie. Oggi non molte famiglie possono godere dei benefici dell’interdipendenza economica e della soddisfazione derivante dal lavoro svolto insieme per il perseguimento di scopi condivisi. Ma alcune coppie riescono comunque ad essere felici lavorando insieme nelle proprie attività: negozi, ristoranti, bar, studi legali, commerciali, medici o imprese di servizi.

Quando, invece, uno dei due coniugi intraprende la carriera che preferisce, senza l’approvazione della moglie o del marito, e dimentica le esigenze familiari, il conflitto è dietro l’angolo. L’ideale sarebbe che ognuno dei due agisse generosamente per favorire gli interessi dell’altro, senza cedere ad alcuna pressione, ma facendo dei sacrifici per il vantaggio reciproco.

Molti genitori vogliono che i figli seguano le proprie orme. Spesso questo accade in aziende a conduzione familiare, e in professioni come medicina o avvocatura. Ma spingere e indurre la prole a fare ciò che un genitore desidera è un errore, a meno che, ovviamente, il figlio o la figlia non siano per davvero attratti da quell’attività.

Liberarci dalle aspettative degli altri, restituirci a noi stessi: qui risiede il grande, singolare potere del rispetto di se stessi.

Joan Didion

Obbligare un figlio o esercitare una sottile ma costante pressione affinché intraprenda lo stesso mestiere di un genitore è una cosa poco saggia fondamentalmente per tre motivi:

  1. Nessun figlio o figlia può avere successo in un’attività imposta dai genitori, a maggior ragione quando la detesta. E il rischio di fallire svolgendo un lavoro che non si vuole fare sarebbe elevato.
  2. I figli si adirano per l’invadenza e l’interferenza dei genitori in una scelta così importante della loro vita.
  3. I genitori rimangono delusi dei risultati scadenti che inevitabilmente derivano dall’imposizione. I genitori più saggi e previdenti sanno che assistere al successo dei propri figli in un settore scelto da loro stessi è una fonte di sicura soddisfazione.

Allora che tu sia marito, moglie o figlio ricorda che non c’è condivisione più bella dal condividere con i propri familiari un successo, soprattutto se ottenuto con le proprie scelte; le uniche a poterti rendere davvero felice.

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Francisco Pacifico
Esperto nel successo personale, ho fondato il blog Arricchisciti.com in quanto ritengo che l'eccellenza sia un diritto universale che tutti dovrebbero poter esercitare liberamente, al fine di migliorare la propria vita e contribuire al progresso dell'umanità.
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