Dentro ciascuno di noi convivono tre differenti “io” che funzionano di concerto contribuendo a formare la nostra personalità unica. Abbiamo un “io genitoriale”, un “io adulto” e un “io bambino” che agiscono (e reagiscono) in modo simile ai genitori, agli adulti e ai bambini del mondo reale.
La maggior parte della gente tende a ricordarsi i propri insuccessi più dei successi. Questo avviene perché solitamente c’è più intensità emotiva attorno agli errori anziché riguardo ai successi. Ad esempio: a scuola molti insegnanti contrassegnano le risposte sbagliate degli alunni con una “X”, anziché segnalare quelle giuste con un segno di spunta o un asterisco. Nello sport, i coach spesso urlano contro chi sbaglia, e la stessa cosa capita nel lavoro e nella vita privata. Sembra che i tuoi sbagli siano sempre evidenziati, mentre le vittorie passino inosservate o comunque non ricevano la giusta celebrazione.
Una delle principali influenze che forgiano la persona che desiderate essere è anche una delle meno comprese. Si tratta della nostra interazione con gli altri, con le persone a cui permettiamo di entrare nella nostra vita. Hai mai pensato a come gli altri plasmano la tua esistenza?
La passione è qualcosa che “arde” dentro di te alimentando il fuoco dell’entusiasmo, la tua capacità di focalizzarti su ciò che ti piace e l’energia necessaria per compiere le azioni che ti conducono al successo. Ma, a differenza di una motivazione positiva proveniente da fonti esterne, la vera passione ha una natura più spirituale. Proviene, infatti, dall’interno. E può essere incanalata verso imprese di successo sbalorditive.
Il mondo è diventato un luogo estremamente competitivo e sovraccarico di sollecitazioni esterne, ed è richiesta sempre più concentrazione per riuscire a rimanere focalizzati sul completamento dei compiti quotidiani e sul perseguimento degli obiettivi di medio-lungo termine. Grazie all’innovazione e al progresso della tecnologia delle comunicazioni, siamo diventati facilmente accessibili ad una pluralità sempre più vasta di persone.
Nell’articolo precedente abbiamo visto che riceviamo in continuazione dei segnali dal mondo esterno: si tratta di indicazioni che si presentano sotto forma di feedback. Come già ti ho suggerito non bisogna mai aver paura di ricevere dei feedback (o di richiederli esplicitamente qualora non li si ricevessero in maniera spontanea), anche se negativi. Anzi: sono proprio i feedback negativi a suggerirci i correttivi necessari a migliorarci.
Oggi voglio parlarti di come puoi affrontare al meglio le avversità prestando attenzione agli “allarmi gialli” ovvero a quei preavvertimenti (segni rivelatori, commenti da parte degli altri, istinto viscerale o intuito) che ti allertano riguardo ai pericoli imminenti e ti danno il tempo necessario a impedire il manifestarsi dei risultati indesiderati.
Siamo giunti all’ultimo suggerimento di questa rubrica denominata “Come migliorare la propria vita” (se sei interessato anche agli altri suggerimenti li trovi raggruppati tutti qui), e non potevo concludere senza parlarti della felicità.
Oggi voglio raccontarti una storia per stimolarti a riflettere su un aspetto che ritengo molto importante per un efficace percorso di crescita personale: la necessità di assumersi il 100% di responsabilità della propria vita.
Oggi ero in libreria: c’era tanta gente, e per pagare alla cassa bisognava fare anche la fila. Allora, mentre aspettavo arrivasse il mio turno, riflettevo su una cosa ponendomi la seguente domanda: ma di tutti questi “consumatori di cultura” quanti di loro, oltre a leggere, scrivono anche?
I miei suggerimenti per migliorare la propria vita (li trovi tutti raggruppati qui) hanno di fondo una forte componente ottimistica; l’obiettivo che mi sono prefissato, infatti, è quello di motivarti e trasmetterti positività, indicandoti le migliori strategie di crescita personale.
Già ti ho spiegato in un articolo precedente che non devi mai disperarti per una sconfitta, giacché nessuno vince sempre. Per riuscire a metabolizzare meglio le delusioni della vita puoi partire da questo presupposto (da erigere a vero e proprio assioma): può esserci un seme positivo in qualsiasi avversità.
Dopo averti fornito uno spunto di riflessione sulla necessità, al fine di vivere meglio, di non lamentarsi inutilmente, oggi voglio riprendere l’argomento e darti un ulteriore input per migliorarti (se sei interessato anche agli altri suggerimenti li trovi raggruppati tutti qui).
La vita è un qualcosa di “fragile”, e, talvolta, basta un nonnulla per sciuparla, soprattutto se le cose non vanno come abbiamo programmato (d’altronde già abbiamo visto in un altro articolo che le temporanee deviazioni di percorso sono inevitabili).































