La procrastinazione è un nemico invisibile ma potente. Ti sarà capitato di rimandare un compito, convincendoti che lo farai “domani”, solo per ritrovarti con una scadenza pressante o un senso di colpa sempre più ingombrante. Non sei solo: la tendenza a procrastinare è comune a molti, ma ciò non significa che debba diventare un ostacolo insormontabile.
Quest’articolo, dedicato all’amor proprio, è un contributo alla comunità di Arricchisciti da parte della life coach Antonella Cittadino, che pubblico molto volentieri sul mio blog. Buona lettura!
“Amor proprio”, una parola che in pochi conoscono e mettono in pratica. Una parola che ha assunto nel corso del tempo un significato negativo. Un giorno ho provato a cercare aforismi sull’amor proprio e – incredibile! – avevano quasi tutti una connotazione negativa, in quanto si rifacevano quasi sempre alla parola egoismo.
I libri sulla mindfulness rappresentano uno strumento fondamentale per avvicinarsi a questa pratica, di derivazione buddista, che permette di aumentare la propria consapevolezza. Nonostante si ispiri alla tradizione buddista, la mindfulness non presenta aspetti religiosi; piuttosto va considerata come una vera e propria attitudine. Il risultato che deriva dal consolidare quest’attitudine è il raggiungimento di uno stato di attenzione intenzionale, collocato nel momento presente e non giudicante.
I libri sul linguaggio del corpo possono essere una grandissima fonte d’informazione per venire a conoscenza dei segreti della comunicazione non verbale. Il nostro corpo, anche se non ce ne rendiamo conto, è in grado di comunicare emozioni, impressioni ed intenzioni attraverso un suo specifico linguaggio. Saperlo decifrare ci fornisce un grande potere: quello di analizzare e comprendere il nostro interlocutore leggendolo nella mente.
La mente è il fulcro della nostra esistenza. Ciò che siamo (e saremo), ciò che facciamo (e faremo), le nostre emozioni, i nostri pensieri: tutto ha origine nella mente. Tutto ciò che si materializza nella nostra vita (la cosiddetta “realtà) nasce da un’idea, da un’intuizione o da una decisione; dunque da un processo mentale. In questo senso i pensieri sono il mezzo più potente di cui disponiamo per ottenere ciò che desideriamo.
Crescita personale significa anche crescita professionale: su Arricchisciti, pertanto, è mio compito approfondire anche le tematiche relative al mercato del lavoro, il quale, certamente, oggi è diverso rispetto a quello di cinquanta, venti o anche solo dieci anni fa. Terminata la stagione del “posto fisso”, infatti, sono emerse via via delle forme di collaborazione più flessibili, che meglio rispecchiano le caratteristiche della società contemporanea, anche alla luce dello smart working. Ed è proprio in questo scenario che nasce la figura del freelancer, ossia del libero professionista che lavora con la Partita IVA.
Negli ultimi anni il fenomeno dello smart working ha preso piede anche nel nostro Paese, diffondendosi sia nel settore pubblico che privato. Ad oggi in Italia vengono conteggiati circa 570 mila lavoratori agili, dati registrati alla fine dello scorso anno dall’Osservatorio Smart Working 2019. Nonostante i numeri in costante crescita, però, sono ancora molti coloro che ignorano o che non conoscono bene le funzionalità di questa modalità lavorativa, attorno alla quale aleggia confusione e disinformazione. Al fine di fare chiarezza, andremo a definire cos’è lo smart working e in cosa consiste il suo funzionamento.
Se dovessimo darci un voto che va da 0 a 10 per valutare la nostra persona e le nostre qualità, quanto ci daremmo? In molti risponderebbero con un voto positivo o quanto meno sufficiente, ritenendosi mediamente soddisfatti della propria vita e del proprio successo in generale. Altri, però, non sarebbero così entusiasti, ma anzi manifesterebbero diversi segnali di disagio e di bassa autostima, condizioni quest’ultime che incidono profondamente sulla propria capacità di realizzarsi e sulle relazioni interpersonali, nonostante l’impegno e la determinazione.
Riconoscere un ricatto morale non è un compito facile, poiché, la maggior parte delle volte, coloro che hanno a che fare con esso non interpretano in maniera corretta i segnali provenienti dalla persona che li invia, considerando questi particolari atteggiamenti come frutto di un carattere burbero, scontroso o poco conciliante. Colleghi di lavoro, genitori, amici e perfino partner, possono essere dei subdoli ricattatori che, in maniera diretta o indiretta, manipolano e trattano gli altri come burattini, al fine di ottenere ciò che vogliono o alimentare la loro necessità di “comandare”.
Amore, paura e rabbia sono solo alcuni dei sentimenti più comuni che ogni giorno accompagnano la nostra vita, guidandoci nelle scelte e nelle decisioni. Tra questi vi è anche il senso di colpa, che solitamente sorge quando riteniamo di aver fatto qualcosa di sbagliato: tradire il proprio partner, dimenticarsi un appuntamento, trattare male qualcuno, non finire un progetto, sono tutti episodi accomunati dal senso di delusione che ci fa vergognare di noi stessi.
Negli ultimi anni, sempre più spesso si è sentito parlare delle soft skills, ovvero le cosiddette competenze trasversali. Capacità di problem solving, autonomia, cooperazione, gestione dello stress e flessibilità: ecco alcuni esempi di soft skills più richieste in ambito lavorativo, che permettono di valutare la persona e il suo carattere sulla base del suo rapporto con il lavoro, con gli altri e con se stesso, mettendo in secondo piano studi perseguiti ed esperienze lavorative.































